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giovedì 23 giugno 2016

Relazione Casa del Consumatore - Consumer Lab Monte dei Paschi di Siena “E-COMMERCE: SICUREZZA DELLE PIATTAFORME E DIRITTI DEL CONSUMATORE”. Reggio Calabria 22/06/2016.



Si è tenuto ieri, nell’ambito del Consumer-Lab Monte dei Paschi di Siena, un incontro a Reggio Calabria a cui La Casa del Consumatore è stata chiamata a partecipare nella veste di relatore.
Il tema del laboratorio, che ha visto un’ampia e viva partecipazione da parte degli utenti e di professionisti del settore bancario e commerciale, è stato quello del “E-COMMERCE: SICUREZZA DELLE PIATTAFORME E DIRITTI DEL CONSUMATORE”.
Riportiamo di seguito i punti salienti della relazione della sede reggina della Casa del Consumatore:

“Una delle conseguenze dello sviluppo e della diffusione capillare di internet è, senza dubbio, la proliferazione degli scambi commerciali a distanza, ossia l’acquisto di beni e servizi su siti dedicati all’e-commerce.
Se è vero che la possibilità di eseguire transazioni commerciali con un click rappresenta una grande comodità per l’utente, è altrettanto vero che tali transazioni commerciali rappresentano un rischio molto alto per il consumatore, rispetto al quale il Legislatore italiano si è mostrato decisamente sensibile e prudente.
Prima di addentrarci sui principali diritti del consumatore nell’ambito dei contratti a distanza (dunque, anche nell’e-commerce), è bene fare un passo indietro e dare una definizione al concetto di “consumatore”, al fine di meglio comprendere la ratio delle disposizioni normative che ne garantiscono una particolare protezione.
La legge italiana definisce “consumatore” la persona fisica che conclude con un “professionista” determinati affari, acquistando beni o servizi che non sono destinati all’esercizio di un’attività d’impresa. Già valutando le parti del rapporto contrattuale, ci rendiamo conto che il contratto con il consumatore è di per sé un contratto sbilanciato: da un lato, infatti, abbiamo un privato, una persona comune, che ha necessità di acquistare un bene o un servizio, dall’altro vi è un professionista, ossia un imprenditore, una società, che gestisce un’attività di impresa e perciò dispone di strumenti di conoscenza del mercato ben superiori rispetto al consumatore. In altri termini, il rapporto tra consumatore e professionista e gestito ad armi impari. Se solo lo volesse, il professionista potrebbe raggirare facilmente il consumatore a proprio esclusivo vantaggio.
Ecco perché la legge italiana presta una particolare attenzione alla figura del consumatore, dettando una serie di tutele e garanzie ferree, aventi lo scopo di riportare equilibrio in un rapporto contrattuale che nasce di per sé sbilanciato.
Fatta tale breve premessa, in questa sede focalizzeremo l’attenzione nelle tutele che la legge prevede a favore del consumatore nell’ambito dei contratti a distanza, dunque, anche nell’e-commerce, concentrandoci sulle norme specificamente dettate dal Codice del Consumo (D.Lgs. n. 206/2005), recentemente modificato (nel 2014) proprio nella parte dedicata alle garanzie nel commercio a distanza.
LE CLAUSOLE VESSATORIE:
Una delle principali tutele del consumatore, valevoli per tutti i contratti, non solo quelli a distanza, riguarda la disciplina della nullità di quelle particolari clausole contrattuali che creano uno squilibrio tra le parti del contratto: per fare solo alcuni esempi, sono considerate vessatorie le clausole che limitano le azioni del consumatore nei confronti del professionista per l’ipotesi di inadempimento di quest’ultimo, che prevedano la possibilità per il professionista di trattenere la caparra versata dal consumatore, senza prevedere che il professionista sia tenuto al doppio della caparra per l’ipotesi di rifiuto a concludere il contratto o recesso, che prevedono l’applicazione di penali, che limitano il diritto di recesso del consumatore, che fissano come foro competente a decidere le controversie uno diverso da quello in cui il consumatore ha la residenza o il domicilio elettivo.
In tutte queste ipotesi e in altre previste dall’art. 33 del Codice del Consumo, la clausola è nulla se non viene data la prova da parte del professionista che essa è stata appositamente e separatamente sottoscritta dal consumatore: ciò in quanto la doppia e separata sottoscrizione è ritenuta strumento adeguato al fine di consentire al consumatore di prestare particolare attenzione al contenuto della clausola separatamente sottoscritta, proprio in quanto potenzialmente per lui svantaggiosa.
OBBLIGHI DI INFORMAZIONE NEI CONTRATTI A DISTANZA:
Partendo proprio dal presupposto dell’inevitabile difetto di conoscenze del consumatore rispetto al professionista, il Codice del Consumo prevede che, nei contratti a distanza, il professionista debba assolvere ad alcuni fondamentali obblighi informativi, e che lo debba fare “in maniera chiara e comprensibile” e, per l’ipotesi che si tratti di società estera che intrattenga scambi commerciali in Italia, “in lingua italiana”.
Alcune delle informazioni a cui è tenuto il professionista nei contratti a distanza sono quelle relative alle caratteristiche principali dei beni o servizi venduti, all’identità del professionista (e al suo indirizzo, telefono, fax e e-mail), al prezzo complessivo dei beni o servizi acquistati, che deve essere sempre comprensivo delle imposte e delle spese di spedizione, consegna e postali, alle modalità di pagamento, all’indicazione del termine entro cui il professionista si impegna a consegnare, alle modalità di esercizio del diritto di recesso; deve, inoltre, essere fornito un promemoria dell’esistenza della garanzia legale e di conformità, nonché di eventuali condizioni di assistenza post-vendita, deve, ancora, essere indicato se esista la possibilità di servirsi di modalità extra-giudiziali di risoluzione di eventuali controversie.
La riforma del Codice del Consumo del 2014 (D.Lgs. n. 21/2014) ha previsto che tutte le suddette informazioni e le altre indicate nell’art. 49 del Codice del Consumo, debbano essere fornite per iscritto e su supporto cartaceo, se richiesto dal consumatore. Ciò significa che, ad esempio, i frequenti verbal ordering effettuati telefonicamente in occasione, ad esempio, della stipula di un contratto telefonico o di energia elettrica, in cui l’operatore telefonico legge all’utente le condizioni di contratto, invitandolo a prestare il proprio consenso, non sono in alcun modo idonei ad assolvere gli obblighi informativi di cui agli artt. 49 e 50 del Codice del Consumo: anche il contratto stipulato telefonicamente, infatti, vincola il consumatore solo dopo che questi abbia firmato e accettato per iscritto l’offerta (art. 51, co. 6, D.Lgs. n. 206/2005).
TERMINE DI CONSEGNA DEI BENI ACQUISTATI:
Il professionista che vende a distanza, ha l’obbligo di consegnare la merce al consumatore “senza ritardo ingiustificato” e comunque entro 30 giorni dalla data di conclusione del contratto.
Se il professionista non adempie a tale obbligo, il consumatore avrà l’onere di invitarlo ad eseguire la consegna entro un termine supplementare; se neppure detto termine viene rispettato, il consumatore avrà diritto a risolvere il contratto e a richiedere il risarcimento del danno subito a causa del ritardo/inadempimento.
Il consumatore non è tenuto a offrire il termine supplementare di consegna in tre ipotesi: 1) se il professionista ha espressamente rifiutato la consegna; 2) se il termine di consegna era da considerarsi essenziale, in base alle circostanze che hanno accompagnato la conclusione del contratto; 3) se il consumatore, all’atto della sottoscrizione del contratto, ha informato il professionista che il termine di consegna doveva considerarsi essenziale (si pensi, ad esempio, all’ipotesi di acquisto di alcuna strumentazione necessaria alla realizzazione di una festa in una data determinata).
IL FORO COMPETENTE:
Una fondamentale garanzia del consumatore è rappresentata dal foro competente a dirimere le controversie tra consumatore e professionista: l’art. 66-bis del Codice del Consumo indica la competenza territoriale inderogabile del giudice del luogo in cui il consumatore ha la residenza o il domicilio.
Si tratta di una tutela affatto secondaria. Si pensi al grave disagio che patirebbe un consumatore di Trapani se dovesse far causa in Trentino Alto-Adige ad un professionista di Bolzano, che si è reso inadempiente del contratto stipulato: è evidente i costi e le difficoltà per accedere allo strumento giudiziale sarebbero certamente tali da scoraggiare le iniziative del consumatore.
Non a caso, al riguardo, si rammenta quanto pocanzi detto: la previsione di un foro diverso da quello del consumatore nel contratto con il professionista, integrerebbe un’ipotesi di clausola vessatoria.
IL DIRITTO DI RECESSO O RIPENSAMENTO:
In questa relazione, per ultimo è stato lasciato l’argomento che forse maggiormente suscita interesse nell’ambito dei contratti a distanza, ossia il diritto di recesso esercitabile dal consumatore dopo aver aderito ad un contratto a distanza o, comunque, fuori dai locali commerciali senza dover fornire al professionista alcuna motivazione della sua scelta.
La ragione di una previsione del genere risiede, ancora una volta, nell’esigenza di accordare una particolare protezione al consumatore: come già detto in premessa, acquistare beni o servizi online è, certamente, molto comodo e semplice, ma proprio tale semplicità e immediatezza nell’acquisto può indurre il consumatore meno avveduto a operare scelte poco ragionate. Pentirsene è un suo diritto.
Il diritto di recesso, che comporta come effetto lo scioglimento del contratto e quindi il venir meno degli obblighi dallo stesso discendenti (come, ad esempio, il pagamento del prezzo per il bene o per il servizio originariamente voluto dal consumatore), deve essere esercitato entro il termine di quattordici giorni che decorrono o dalla data di conclusione del contratto – nel caso di contratto di servizi (quali ad esempio la fornitura telefonica o di pay tv) – o dalla data di consegna del bene, ove si tratti di contratti di vendita.
Il professionista è obbligato ad informare il consumatore dell’esistenza di tale diritto in suo favore. In mancanza di questa informazione, il termine di recesso non sarà più di quattordici giorni bensì di dodici mesi in aggiunta agli iniziali quattordici giorni. Se, diversamente, questa informazione viene resa al consumatore nel corso del rapporto, ecco che il termine di quattordici giorni comincerà a decorrere proprio dalla data in cui questa informazione è stata data.
Il consumatore esercita il diritto di recesso inviando al professionista una dichiarazione – che deve essere esplicita – di voler recedere dal contratto. Tale dichiarazione può essere scritta a forma libera oppure compilando il modulo allegato allo stesso codice del consumo.  A tal riguardo occorre precisare che il recesso va esercitato per iscritto posto che l’onere della prova relativa all’esercizio di tale diritto grava sul consumatore. Il professionista può tuttavia fornire al consumatore la possibilità di compilare ed inviare il modulo di recesso on line, dando, a sua volta, al consumatore la conferma di ricevimento del documento.
Una volta esercitato il diritto di recesso, il professionista deve restituire al consumatore tutti i pagamenti, incluse le spese di spedizione, che nel frattempo abbia ricevuto (ciò entro il termine di quattordici giorni dall’avvenuta conoscenza del recesso). Se il contratto aveva per oggetto anche la consegna di beni, il consumatore è tenuto a restituirli e dall’altro lato il professionista può rifiutare di rimborsare al consumatore quanto da lui medio tempore pagato se quest’ultimo non fornisce quantomeno la prova dell’avvenuta spedizione della merce. I beni andranno restituiti dal consumatore al professionista o al terzo da lui incaricato entro quattordici giorni dalla data in cui ha esercitato il recesso.
Attesa la particolare natura dei beni e/o servizi oggetto di un contratto a distanza, il legislatore ha previsto, tuttavia delle eccezioni all’esercizio del diritto di recesso escludendo che lo stesso possa essere per l’appunto esercitato dal consumatore ove, ad esempio, il contratto avesse ad oggetto la fornitura di beni confezionati su misura o personalizzati o beni soggetti al rischio della deterioramento o di una rapida scadenza. Attesa la natura particolarmente composita dell’elenco dei contratti in cui non è possibile esercitare il diritto di recesso in esame, si ritiene opportuno rimandare alla lettura dell’art. 59 del Codice del Consumo”.

lunedì 23 maggio 2016

Recupero crediti: il vademecum del Garante per difendersi dalle pratiche aggressive

Riportiamo di seguito un interessante approfondimento pubblicato sul Blog del Consumatore:

Le società di recupero crediti molto spesso utilizzano delle strategie e deicomportamenti a dir poco invasivi e scorretti nei confronti dei debitori che, per difficoltà economica o per dimenticanza, non hanno rispettato le scadenze delle bollette o di rate del finanziamento.
Il Garante della Privacy, dopo molte segnalazioni, ha pubblicato unvademecum per informare i debitori sui loro diritti e su come difendersi dai comportamenti aggressivi ed insistenti delle società di recupero crediti.
Vediamo in cosa consiste
L’Authority ha stabilito che il recupero del credito deve avvenire nel rispetto della dignità del debitore ed ha precisato alcune regole che devono essere osservate da queste società, anche perché le tecniche utilizzate per sollecitare i pagamenti, sono svariate e davvero tante, dalle continue telefonate in qualsiasi ora della giornata, sia sul telefono di casa che sul cellulare, alle buste trovate nella cassetta della posta con in bella vista la scritta “recupero crediti”, oltre all’invio di lettere con tanto di logo del tribunale contenenti fantomatici espropri o pignoramenti di immobili ( e soprattutto tralasciando che serve un provvedimento del giudice!)
State attenti, perché da come si può dedurre sono comportamenti finalizzati unicamente a spaventare e mettere alle strette i debitori che, si sentiranno pressati, senza via di fuga e quindi obbligati a pagare.
Per evitare questo sbandieramento di dati, l’Autorità ha deciso di intervenire indicando le informazioni che possono essere trattate dalle società di recupero crediti ele modalità di approccio, qualificando illecite alcune prassi solitamente utilizzate.
Per prima cosa potranno conoscere i dati anagrafici del debitore ed i suoi recapiti per contattarlo, oltre alla somma del debito, ma il tutto dovrà avvenire in modo non invasivo o lesivo della dignità personale. Inoltre sono stati definiti illecitideterminati comportamenti utilizzati dalle società di recupero crediti, come recarsi a casa o sul posto di lavoro del debitore comunicando il debito a persone non direttamente interessate (familiari, amici, vicini di casa, colleghi…), inviare registrazioni telefoniche senza alcun intervento di un operatore, far pervenire cartoline postali con all’esterno la scritta “recupero crediti” oppureaffiggere alla porta di casa del debitore avvisi con dati personali al fine di sollecitare il pagamento.
Con quest’intervento da parte dell’Autorità si spera che siano finite le pressioni psicologiche fino ad oggi subite dai debitori, ma nel caso non dovesse essere così, vi invitiamo a  segnalare al Garante della Privacy i comportamenti illeciti delle società di recupero crediti.

venerdì 8 aprile 2016

Cancellazione dei voli Air Sud: come tutelarsi.



Molti già sapranno delle vicissitudini venutesi a creare a seguito della chiusura dei battenti della Air Sud, tour operator reggino che, tramite compagnia charter olandese Denim Air B.V., aveva venduto biglietti per l’esecuzione di tratte con partenza dall’aeroporto Tito Minniti.
Viaggi prenotati con largo anticipo si sono, dunque, rivelati dei veri e propri buchi nell’acqua.
Secondo quanto si legge sul sito del tour operator, “la compagnia Denim Air ha deciso di sospendere le attività per l'Aeroporto dello Stretto a partire dal 1 marzo […] Vi informiamo che tale sospensione non è dovuta a procedure fallimentari come erroneamente riportato da qualcuno ma solo di carattere tecnico”.
A chi dovesse trovarsi tra gli sfortunati passeggeri dei voli cancellati, ricordiamo che potrà esercitare i diritti di cui al Regolamento (CE) n. 261/2004 del Parlamento Europeo e del Consiglio dell'11 febbraio 2004, che istituisce regole comuni in materia di compensazione ed assistenza ai passeggeri in caso di negato imbarco, di cancellazione del volo o di ritardo prolungato. Tra di essi è previsto il diritto alla compensazione pecuniaria, di cui all’art. 7 del medesimo Regolamento, il cui importo, per ciascun passeggero, varia da un minimo di € 250,00 a un massimo di € 600,00, a seconda delle aree di percorrenza.
Per maggiori informazioni 0965.29805